lunedì 4 novembre 2013

Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate 4 Novembre 2013

Sono oggi trascorsi 95 anni da quando in quel giorno di lunedì 4 novembre 1918, terminava la prima guerra mondiale. Con l’entrata vittoriosa delle truppe italiane a Trento e Trieste, dopo quasi tre anni e mezzo di aspri e sanguinosi combattimenti, si concludeva quella che allora venne definita la “GRANDE GUERRA”  e si completava il processo di unificazione nazionale.
Forse giova ricordare a tutti noi, ma soprattutto alle giovani generazioni, come si arrivò a quel giorno.

Verso la fine dell’800 l’impero tedesco diede corso ad una nuova politica economica e militare.

La minaccia portata dai nuovi livelli produttivi tedeschi al primato economico inglese, gli interessi economici tedeschi in Medioriente per il petrolio, gli intensificati armamenti, la creazione di una flotta militare che portò i tedeschi ad avere dei possedimenti coloniali e l'alleanza militare della Germania, nel 1882, con l'Austria-Ungheria e l'Italia (la così detta TRIPLICE ALLEANZA), finirono per creare grossi attriti fra la Germania e l'Inghilterra, che corse ai ripari, operando un riavvicinamento alla Francia in funzione antitedesca. L’Inghilterra e la Francia arrivarono  a tale ravvicinamento nel 1904 siglando un trattato militare al quale la Russia aveva già aderito con la Francia (INTESA: tra Inghilterra, Francia e Russia).

L'Impero Austro-ungarico nel 1908 ottenne l'annessione definitiva della Bosnia-Erzegovina dallo sgretolamento dell'Impero Ottomano nei Balcani; ciò provocò il risentimento della Serbia, protetta dalla Russia, che voleva avere un ruolo egemone nell'area balcanica, unendo i popoli slavi del sud in una grande Serbia e mirava alla costa dalmata e alla costa albanese, per avere uno sbocco al mare.

La Serbia era diventata un importante punto di riferimento per le tendenze nazionalistiche delle popolazioni serbe e anche degli altri popoli slavi che vivevano ancora nei territori asburgici e che aspiravano all’indipendenza.

Il governo di Vienna era seriamente preoccupato perché questa situazione rischiava di provocare la disintegrazione di vasti domini che avrebbero potuto staccarsi dell’impero. Intanto, il nazionalismo serbo sfociò in una serie di attentati terroristici, culminanti il 28 luglio 1914 nell'assassinio, a Sarajevo, dell'Arciduca d'Austria Francesco Ferdinando e di sua moglie.

Per tale evento, chiaramente pretestuoso, l'Austria-Ungheria impose un duro ultimatum alla Serbia e, nonostante la risposta dei serbi accettasse gran parte delle richieste austriache, il 28 luglio 1914 l'Austria-Ungheria

dichiarò guerra alla Serbia. Per il meccanismo delle alleanze, pertanto,  tale circostanza diventò fatalmente un ingranaggio di guerra ed in pochi giorni le maggiori potenze europee entrarono nel conflitto.

L'Italia, che in un primo momento si mantenne neutrale e non entrò in guerra,  perché il trattato di alleanza con la Germania e l'Austria-Ungheria aveva solo scopi difensivi, ma lusingata  dalle concessioni territoriali promesse dagli inglesi e dai francesi con il Patto di Londra, il 24 maggio 1915 entrò in guerra contro l'ex alleata Austria-Ungheria.
La guerra, che si pensava fosse di breve durata,  si cristallizzò in una lunga guerra di posizione, combattuta prevalentemente sulla linea di confine che correva dallo Stelvio al mare Adriatico, davanti alla città di Trieste .
Nel 1915 gli italiani scatenarono 4 battaglie sul Carso e sull'Isonzo, ma non riuscirono a sfondare il fronte tenuto caparbiamente dalle truppe austro-ungariche.
Nel 1916 gli austro-ungarici tentarono di scendere nella pianura veneta, ma le truppe italiane, dopo un iniziale ripiegamento, riuscirono a fermare gli imperiali e contrattaccarono riconquistando parte del terreno perso.
Sull'Isonzo e sul Carso le truppe italiane scatenarono altre 5 offensive che portarono alla conquista della città di Gorizia.
Nel 1917 l'esercito italiano tentò di sfondare il fronte sull'altopiano di Asiago  per raggiungere Trento, ma il tentativo fallì, ciò nonostante, con oltre due tentativi sull’Isonzo misero in grave difficoltà l’esercito autro-ungarico.

In seguito a ciò i tedeschi vennero in aiuto degli austriaci e il 24 ottobre 1917 sfondarono il fronte a Caporetto, costringendo gli italiani ad una disastrosa ritirata sul Piave e sul Grappa, dove si difesero disperatamente, fermando le truppe austro – tedesche.

Gli austro-ungarici, nel mese di giugno del 1918, tentarono un'offensiva sul Piave, ma l'esercito italiano riuscì a mantenere il fronte e alla fine di ottobre del 1918, con l'aiuto di alcune divisioni franco-britanniche ed una cecoslovacca, lanciò un'offensiva dal Grappa al Piave, che si concluse con la rioccupazione dei territori persi dopo Caporetto e la fine della guerra sul fronte italiano L'esercito austro-ungarico, quindi,  si arrese agli italiani e l'Armistizio –firmato a Villa Giusti- entrò in vigore il 4 novembre 1918.

Quel giorno fu il giorno della vittoria; una vittoria, purtroppo, che costò la vita a 689.000 italiani e 1.050.000 furono  i mutilati e i feriti.

Ma perché il 4 novembre è un giorno importante per la storia d'Italia? Perché si celebra in questa data l'armistizio che nel 1918 pose fine, appunto, alle ostilità tra l'Italia e l'Austria-Ungheria, conclusosi sul campo con la vittoriosa offensiva di Vittorio Veneto. Fu una vittoria frutto della dedizione, del sacrificio e dell'unità del popolo italiano.

Tre anni dopo, il 4 novembre 1921, l’Italia si stringeva attorno alla figura del “Milite Ignoto”, un soldato senza nome per  quella che rappresentò la prima forma di elaborazione del lutto personale e collettivo e, soprattutto, un simbolo di identità collettiva e di unione. Ecco perché il 4 novembre, nel ricordo dei tanti caduti per la patria, si celebra il Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate. Una giornata che il Regio decreto n. 1354 del 23 ottobre 1922  dichiarò festa nazionale, destinata a celebrare l'unità del popolo nel sacrificio, ricollegando tale occasione con la memoria delle lotte risorgimentali.

Giornata dell’Unità Nazionale, perché il tragico evento che si consumava in quei giorni faceva incontrare, di fatto,  involontariamente nelle trincee e forse per la prima volta, siciliani e veneti, liguri e pugliesi, campani e friulani, persone di ogni angolo d’Italia, facendo maturare in loro la consapevolezza di appartenere ad una stessa comunità ed avere il medesimo destino.

Giornata delle Forze Armate, meglio identificata come “FESTA DELLE FORZE ARMATE,” perché con la conclusione del secondo conflitto mondiale (seconda guerra mondiale), altro evento indimenticabile ed incancellabile per le mostruosità, le atrocità ed i lutti che ha comportato nel mondo intero, il 4 novembre divenne l'occasione in cui le Forze Armate dichiaravano la loro fedeltà alla Repubblica Italiana, ritenute quali vere depositarie dei valori della concordia e dell’unità nazionale.

La celebrazione della ricorrenza del quattro novembre, in ogni caso,  non vuole e non deve essere una semplice commemorazione, ma l’occasione per farci riflettere sull’importanza della pace e della libertà, valori imprescindibili, per i quali tanti nostri giovani soldati continuano a morire lontano da casa, lontano dalla Patria.

Con questa modesta celebrazione, pertanto, ricordiamo e commemoriamo i tanti feriti e mutilati, gli eroici soldati che hanno data la vita, i dispersi, le vittime civili e quanti altri si sono adoperati per la difesa della patria nella prima e seconda guerra mondiale, ma guardiamo anche al sacrificio costante e silenzioso degli uomini e delle donne che, oggi come ieri, sono in prima linea per difendere la pace e la democrazia, non solo in Italia, ma anche in terre lontane, martoriate dalla guerra, dal terrorismo e dalla fame.

Il coraggio, la dedizione, la generosità della grande famiglia delle Forze Armate e delle forze dell’ordine in generale, ci danno l'occasione per farci riflettere come la pace, la libertà e la democrazia non siano valori acquisiti e scontati, ma richiedono l'impegno costante, ogni giorno e a tutti i livelli, di uomini e donne di buona volontà.

A queste persone, uomini e donne, sia in servizio civile, sia in armi, deve andare e va la nostra incondizionata gratitudine, perché solo grazie al loro impegno incessante e generoso, che possiamo comprendere, fino in fondo, il valore della libertà, della pace e della democrazia. Valori, questi ultimi, che a volte, forse troppo spesso, vengono ignorati e calpestati, ma che noi, uniti, tutti insieme, dobbiamo difendere e, non solamente per noi, ma  per una vita migliore e  una convivenza sempre più civile delle future generazioni.

E’ con questi sentimenti che ringrazio tutti voi che avete partecipato a questa modesta ma significativa manifestazione. Ringrazio la scuola, che come sempre ha fatto, ha fattivamente partecipato. Ringrazio le autorità religiose, e per esse, il nostro Parroco Padre Giovanni Tagliaferro, le autorità civili, le associazioni presenti, le autorità militari e tutte le altre forze, anche se non militarizzate.

Ringrazio per la sua presenza il rappresentante del Corpo Forestale dello Stato. In particolare ringrazio per la partecipazione l’Arma dei Carabinieri che ha accompagnato, con la sua presenza vigile e rassicurante, generazioni di italiani, vivendo da protagonista tutti gli eventi storici che hanno caratterizzato la vita di noi italiani, dagli albori del Risorgimento fino agli odierni impegni sul territorio nazionale e internazionale per la pace, la legalità  e la sicurezza nel mondo.

Il nostro ringraziamento, comunque, va a tutte le istituzioni, in particolare agli uomini, alle donne e ai rispettivi dirigenti e comandanti dei reparti operativi che operano sul nostro territorio.

Nel ricordo e nell’esempio di chi si è sacrificato e di quanti ancora si adoperano per la difesa della libertà, della democrazia e della patria, auguro ed auspico un futuro migliore per tutti.

VIVA LE FORZE ARMATE, VIVA L’ITALIA

Luigi IAROSSI  Sindaco di Castelvetere in V.F.

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