Sono oggi trascorsi 95 anni da
quando in quel giorno di lunedì 4 novembre 1918, terminava la prima guerra
mondiale. Con l’entrata vittoriosa delle truppe italiane a Trento e Trieste,
dopo quasi tre anni e mezzo di aspri e sanguinosi combattimenti, si concludeva
quella che allora venne definita la “GRANDE GUERRA” e si completava il processo di unificazione
nazionale.
Forse giova ricordare a tutti noi,
ma soprattutto alle giovani generazioni, come si arrivò a quel giorno.
Verso
la fine dell’800 l’impero tedesco diede corso ad una nuova politica economica e
militare.
La minaccia portata dai nuovi livelli produttivi
tedeschi al primato economico inglese, gli interessi economici tedeschi in
Medioriente per il petrolio, gli intensificati armamenti, la creazione di una
flotta militare che portò i tedeschi ad avere dei possedimenti coloniali e
l'alleanza militare della Germania, nel 1882, con l'Austria-Ungheria e l'Italia
(la così detta TRIPLICE ALLEANZA), finirono per creare grossi attriti fra la Germania e l'Inghilterra,
che corse ai ripari, operando un riavvicinamento alla Francia in funzione
antitedesca. L’Inghilterra e la
Francia arrivarono a
tale ravvicinamento nel 1904 siglando un trattato militare al quale la Russia aveva già aderito con
la Francia
(INTESA: tra Inghilterra, Francia e Russia).
L'Impero Austro-ungarico nel 1908 ottenne
l'annessione definitiva della Bosnia-Erzegovina dallo sgretolamento dell'Impero
Ottomano nei Balcani; ciò provocò il risentimento della Serbia, protetta dalla
Russia, che voleva avere un ruolo egemone nell'area balcanica, unendo i popoli
slavi del sud in una grande Serbia e mirava alla costa dalmata e alla costa
albanese, per avere uno sbocco al mare.
La Serbia era diventata un importante punto di riferimento
per le tendenze nazionalistiche delle popolazioni serbe e anche degli altri
popoli slavi che vivevano ancora nei territori asburgici e che aspiravano
all’indipendenza.
Il
governo di Vienna era seriamente preoccupato perché questa situazione rischiava
di provocare la disintegrazione di vasti domini che avrebbero potuto staccarsi
dell’impero. Intanto, il nazionalismo serbo sfociò in una serie di attentati
terroristici, culminanti il 28 luglio 1914 nell'assassinio, a Sarajevo,
dell'Arciduca d'Austria Francesco Ferdinando e di sua moglie.
Per tale evento, chiaramente pretestuoso, l'Austria-Ungheria
impose un duro ultimatum alla Serbia e, nonostante la risposta dei serbi
accettasse gran parte delle richieste austriache, il 28 luglio 1914 l'Austria-Ungheria
dichiarò guerra alla Serbia. Per il meccanismo
delle alleanze, pertanto, tale
circostanza diventò fatalmente un ingranaggio di guerra ed in pochi giorni le maggiori
potenze europee entrarono nel conflitto.
L'Italia, che in un primo momento
si mantenne neutrale e non entrò in guerra, perché il trattato di alleanza con la Germania e l'Austria-Ungheria
aveva solo scopi difensivi, ma lusingata
dalle concessioni territoriali promesse dagli inglesi e dai francesi con
il Patto di Londra, il 24 maggio 1915 entrò in guerra contro l'ex alleata
Austria-Ungheria.
La guerra, che si pensava fosse di breve durata, si cristallizzò in una lunga guerra di posizione, combattuta prevalentemente sulla linea di confine che correva dallo Stelvio al mare Adriatico, davanti alla città di Trieste .
Nel 1915 gli italiani scatenarono 4 battaglie sul Carso e sull'Isonzo, ma non riuscirono a sfondare il fronte tenuto caparbiamente dalle truppe austro-ungariche.
Nel 1916 gli austro-ungarici tentarono di scendere nella pianura veneta, ma le truppe italiane, dopo un iniziale ripiegamento, riuscirono a fermare gli imperiali e contrattaccarono riconquistando parte del terreno perso.
Sull'Isonzo e sul Carso le truppe italiane scatenarono altre 5 offensive che portarono alla conquista della città di Gorizia.
Nel 1917 l'esercito italiano tentò di sfondare il fronte sull'altopiano di Asiago per raggiungere Trento, ma il tentativo fallì, ciò nonostante, con oltre due tentativi sull’Isonzo misero in grave difficoltà l’esercito autro-ungarico.
La guerra, che si pensava fosse di breve durata, si cristallizzò in una lunga guerra di posizione, combattuta prevalentemente sulla linea di confine che correva dallo Stelvio al mare Adriatico, davanti alla città di Trieste .
Nel 1915 gli italiani scatenarono 4 battaglie sul Carso e sull'Isonzo, ma non riuscirono a sfondare il fronte tenuto caparbiamente dalle truppe austro-ungariche.
Nel 1916 gli austro-ungarici tentarono di scendere nella pianura veneta, ma le truppe italiane, dopo un iniziale ripiegamento, riuscirono a fermare gli imperiali e contrattaccarono riconquistando parte del terreno perso.
Sull'Isonzo e sul Carso le truppe italiane scatenarono altre 5 offensive che portarono alla conquista della città di Gorizia.
Nel 1917 l'esercito italiano tentò di sfondare il fronte sull'altopiano di Asiago per raggiungere Trento, ma il tentativo fallì, ciò nonostante, con oltre due tentativi sull’Isonzo misero in grave difficoltà l’esercito autro-ungarico.
In seguito a ciò i
tedeschi vennero in aiuto degli austriaci e il 24 ottobre 1917 sfondarono il
fronte a Caporetto, costringendo gli italiani ad una disastrosa ritirata sul
Piave e sul Grappa, dove si difesero disperatamente, fermando le truppe austro
– tedesche.
Gli austro-ungarici, nel mese di giugno del 1918, tentarono un'offensiva
sul Piave, ma l'esercito italiano riuscì a mantenere il fronte e alla fine di
ottobre del 1918, con l'aiuto di alcune divisioni franco-britanniche ed una
cecoslovacca, lanciò un'offensiva dal Grappa al Piave, che si concluse con la
rioccupazione dei territori persi dopo Caporetto e la fine della guerra sul
fronte italiano L'esercito austro-ungarico, quindi, si arrese agli italiani e l'Armistizio –firmato
a Villa Giusti- entrò in vigore il 4 novembre 1918.
Quel giorno fu il giorno della
vittoria; una vittoria, purtroppo, che costò la vita a 689.000 italiani e
1.050.000 furono i mutilati e i feriti.
Ma perché il 4 novembre è
un giorno importante per la storia d'Italia? Perché si celebra in questa
data l'armistizio che nel 1918 pose fine, appunto, alle ostilità tra
l'Italia e l'Austria-Ungheria, conclusosi sul campo con la vittoriosa offensiva
di Vittorio Veneto. Fu una vittoria frutto della dedizione, del
sacrificio e dell'unità del popolo italiano.
Tre anni dopo, il 4 novembre
1921, l’Italia si stringeva attorno alla figura del “Milite Ignoto”, un soldato
senza nome per quella che rappresentò la prima forma di elaborazione del
lutto personale e collettivo e, soprattutto, un simbolo di identità collettiva
e di unione. Ecco perché il 4 novembre, nel ricordo dei tanti caduti per la
patria, si celebra il Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze
Armate. Una giornata che il Regio decreto n. 1354 del 23 ottobre 1922
dichiarò festa nazionale, destinata a celebrare l'unità del popolo nel
sacrificio, ricollegando tale occasione con la memoria delle lotte
risorgimentali.
Giornata dell’Unità Nazionale,
perché il tragico evento che si consumava in quei giorni faceva incontrare, di
fatto, involontariamente nelle trincee e
forse per la prima volta, siciliani e veneti, liguri e pugliesi, campani e
friulani, persone di ogni angolo d’Italia, facendo maturare in loro la
consapevolezza di appartenere ad una stessa comunità ed avere il medesimo
destino.
Giornata delle Forze Armate,
meglio identificata come “FESTA DELLE FORZE ARMATE,” perché con la conclusione
del secondo conflitto mondiale (seconda guerra mondiale), altro evento
indimenticabile ed incancellabile per le mostruosità, le atrocità ed i lutti
che ha comportato nel mondo intero, il 4 novembre divenne l'occasione in cui le
Forze Armate dichiaravano la loro fedeltà alla Repubblica Italiana, ritenute
quali vere depositarie dei valori della concordia e dell’unità nazionale.
La celebrazione della ricorrenza
del quattro novembre, in ogni caso, non
vuole e non deve essere una semplice commemorazione, ma l’occasione per farci
riflettere sull’importanza della pace e della libertà, valori imprescindibili,
per i quali tanti nostri giovani soldati continuano a morire lontano da casa,
lontano dalla Patria.
Con questa modesta celebrazione,
pertanto, ricordiamo e commemoriamo i tanti feriti e mutilati, gli eroici
soldati che hanno data la vita, i dispersi, le vittime civili e quanti altri si
sono adoperati per la difesa della patria nella prima e seconda guerra
mondiale, ma guardiamo anche al sacrificio costante e silenzioso degli uomini e
delle donne che, oggi come ieri, sono in prima linea per difendere la pace e la
democrazia, non solo in Italia, ma anche in terre lontane, martoriate dalla
guerra, dal terrorismo e dalla fame.
Il coraggio, la dedizione, la
generosità della grande famiglia delle Forze Armate e delle forze dell’ordine
in generale, ci danno l'occasione per farci riflettere come la pace, la libertà
e la democrazia non siano valori acquisiti e scontati, ma richiedono l'impegno
costante, ogni giorno e a tutti i livelli, di uomini e donne di buona volontà.
A queste persone, uomini e donne,
sia in servizio civile, sia in armi, deve andare e va la nostra incondizionata
gratitudine, perché solo grazie al loro impegno incessante e generoso, che
possiamo comprendere, fino in fondo, il valore della libertà, della pace e
della democrazia. Valori, questi ultimi, che a volte, forse troppo spesso,
vengono ignorati e calpestati, ma che noi, uniti, tutti insieme, dobbiamo
difendere e, non solamente per noi, ma
per una vita migliore e una
convivenza sempre più civile delle future generazioni.
E’ con questi sentimenti che
ringrazio tutti voi che avete partecipato a questa modesta ma significativa
manifestazione. Ringrazio la scuola, che come sempre ha fatto, ha fattivamente
partecipato. Ringrazio le autorità religiose, e per esse, il nostro Parroco
Padre Giovanni Tagliaferro, le autorità civili, le associazioni presenti, le
autorità militari e tutte le altre forze, anche se non militarizzate.
Ringrazio per la sua presenza il
rappresentante del Corpo Forestale dello Stato. In particolare ringrazio per la
partecipazione l’Arma dei Carabinieri che ha accompagnato, con la sua presenza
vigile e rassicurante, generazioni di italiani, vivendo da protagonista tutti
gli eventi storici che hanno caratterizzato la vita di noi italiani, dagli
albori del Risorgimento fino agli odierni impegni sul territorio nazionale e
internazionale per la pace, la legalità
e la sicurezza nel mondo.
Il nostro ringraziamento,
comunque, va a tutte le istituzioni, in particolare agli uomini, alle donne e
ai rispettivi dirigenti e comandanti dei reparti operativi che operano sul nostro
territorio.
Nel ricordo e nell’esempio di chi
si è sacrificato e di quanti ancora si adoperano per la difesa della libertà,
della democrazia e della patria, auguro ed auspico un futuro migliore per
tutti.
VIVA LE FORZE ARMATE, VIVA
L’ITALIA
Luigi IAROSSI Sindaco di Castelvetere in V.F.
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